NITp - Nord Italia Transplant program
Risposte alle domande più frequenti (FAQ) 2

 PRELIEVO E TRAPIANTO DI ORGANI E TESSUTI

 

 

Grazie ai progressi effettuati nel campo delle tecniche chirurgiche e alla scoperta di nuovi farmaci immunosoppressivi il trapianto rappresenta, per un numero sempre crescente di pazienti, una insostituibile misura terapeutica. Eppure dubbi e perplessità non sono del tutto scemati. Di seguito riportiamo le risposte ai quesiti che più frequentemente ci vengono posti sul prelievo di organi.

 

Domande frequenti:

 

  1. Quali organi e tessuti  possono essere donati? 
  2. Chi può essere donatore di organi?
  3. Come mai, se un soggetto è davvero morto, il cuore continua a battere, il colorito è    roseo e la temperatura corporea normale?
  4. E' corretto parlare di morte cardiaca e di morte per lesioni cerebrali?
  5. Morte per lesioni cerebrali è sinonimo di coma?
  6. Quali sono i criteri per accertare la morte dovuta a cessazione irreversibile delle funzioni cerebrali?
  7. Che cosa prevede la legge per garantire che gli organi non vengano prelevati a persone ancora vive?
  8. Quando è possibile il prelievo degli organi?    
  9. Quali sono state le tappe storiche più importanti del trapianto di organi?   
  10. Quali sono le questioni etiche più importanti collegate al trapianto?
  11. Che dire del "traffico di organi" e dei "trapianti" clandestini?
  12. Quali sono le indicazioni al trapianto? 
  13. Che cosa pensano del prelievo e del trapianto le varie confessioni religiose? 
  14. Come è organizzato in Italia il trapianto?
  15. È possibile ottenere un trapianto all'estero?   
  16. Quali sono i criteri di assegnazione degli organi da trapiantare?
  17. Com'è la qualità del trapianto?
  18. Che tipo di vita possono condurre le persone che hanno subito un trapianto?
  19. Che cos'è il trapianto da vivente? 
  20. Qual è attualmente la situazione dei trapianti pediatrici?
  21. Quali sono le prospettive future nel campo dei trapianti d'organo?
  22. Come viene valutato il donatore per garantire la sicurezza del ricevente?

 

 

15. È possibile ottenere un trapianto all'estero?  

Fino a qualche anno fa un certo numero di pazienti italiani in lista di attesa, considerata la scarsità degli organi disponibili, si rivolgeva a centri esteri (Francia, Belgio e Germania ma anche Stati Uniti oppure India) nella speranza di ottenere quel trapianto che da noi era problematico. Fino a tutti gli anni ottanta, in particolare, un numero compreso tra 200 e 300 pazienti all'anno e appartenenti soprattutto alle regioni più svantaggiate, ha potuto ottenere un rene 'nuovo' in altri paesi. Attualmente la convenienza di rivolgersi all'estero per un trapianto è molto ridotta a causa dei seguenti motivi:

- in Italia il numero dei donatori per milione di abitanti è superiore a quello della media europea: non è detto, dunque, che sia più facile ottenere altrove quello che da noi si fa attendere;

- in molti paesi europei sono stati fissati dei limiti agli interventi di trapianto eseguiti su cittadini stranieri: per un italiano non è così facile, di conseguenza, ottenere l'intervento;

- in qualche caso i pazienti italiani che si rivolgono all'estero scelgono paesi in cui i risultati dell'intervento sono inferiori ai nostri.

 

16. Quali sono i criteri di assegnazione degli organi da trapiantare?

Sul piano etico il problema della assegnazione degli organi - cioè della decisione di quale tra i pazienti in lista di attesa ha diritto di essere trapiantato ogni volta che c'è un organo disponibile - è, come abbiamo detto in precedenza, una delle questioni più delicate e attuali. È necessario infatti salvaguardare prima di tutto la trasparenza dell'assegnazione degli organi: anche a distanza di anni, cioè, i criteri che hanno fatto decidere per l'uno o per l'altro malato debbono essere chiari e riconoscibili. Deve esserci uniformità, inoltre, tra le varie procedure utilizzate: tutte le scelte vanno operate secondo criteri univoci. L'allogazione degli organi, infine, deve soddisfare il criterio dell'equità , cioè non deve operare discriminazioni di nessun tipo tra le diverse categorie di pazienti in lista di attesa.

Per quanto riguarda il NITp, i criteri di assegnazione usati vengono stabiliti di comune accordo dai chirurghi e dagli operatori sanitari che collaborano al trapianto e sono periodicamente aggiornati alla luce delle nuove conoscenze scientifiche. Un risultato di grande importanza e di assoluto rilievo sul piano internazionale è stato raggiunto nel 1997, quando il NITp ha messo a punto un modello computerizzato di assegnazione dei reni da trapiantare. Questo modello, applicato a tutti i trapianti renali avvenuti nell'area NITp, ha dimostrato di essere non solo 'trasparente' ed 'equo' ma anche di saper incrementare la frequenza del trapianto di reni per le categorie di pazienti più svantaggiate: quelle dei malati in lista di attesa che, a causa delle loro caratteristiche immunologiche, hanno minori speranze di trovare un organo 'compatibile'.

 

17.Com'è la qualità del trapianto?

La qualità dei trapianti nell'area NITp è soddisfacente e continua a migliorare. Nel NITp, la sopravvivenza a 3 anni del trapianto di rene è 86%, quella del paziente trapiantato di cuore 82% e 73% quella del paziente trapiantato di fegato.

I risultati del trapianto ottenuti nel NITp sono praticamente sovrapponibili a quelli che vengono ottenuti nei migliori centri esteri. Va anche detto che tra i molti centri trapianto che operano nell'area NITp (16 per il trapianto renale, 6 per quello cardiaco, 7 per il trapianto epatico, 4 per il polmone, 3 per il pancreas) le differenze relative alla sopravvivenza non sono rilevanti: questo dato sta a testimoniare che la qualificazione professionale e l'esperienza dei Centri Trapianto del Nord Italia Transplant è molto buona.

 

 

18.Che tipo di vita possono condurre le persone che hanno subito un trapianto?

Il trapianto non è soltanto una terapia efficace in termini di sopravvivenza del paziente, ma garantisce anche un notevole miglioramento della qualità di vita. I risultati ottenuti nel programma NITp indicano che oltre il 90% dei pazienti conserva, a 3 anni, un’eccellente funzione dell’organo trapiantato. Inoltre da una ricerca condotta dal NITp su 585 pazienti trapiantati di cuore, è emerso che soltanto il 15% dei pazienti che avevano un lavoro attivo prima della malattia non hanno ripreso il lavoro per problemi legati allo stato di salute.

Ogni trapiantato assume quotidianamente una terapia antirigetto ed effettua controlli medici periodici.

 

19.Che cos'è il trapianto da vivente?

La legge italiana consente attualmente che un vivente possa donare un rene oppure una parte del suo fegato perchè vengano trapiantati. Il trapianto da vivente può essere effettuato da donatori consanguinei oppure non imparentati: richiede sempre l'autorizzazione di un magistrato che accerti la gratuità della donazione. Il NITp ha sempre sostenuto che il numero dei trapianti da vivente deve essere il più possibile contenuto. Il rischio di una compra-vendita dell'organo da trapiantare nel caso di prelievo da vivente obbliga ad uno stretto controllo ed a specifica sorveglianza. La garanzia che tutto avvenga attraverso un atto gratuito di solidarietà e non per interesse economico del donatore deriva prima di tutto dalla serietà dei medici che sono coinvolti nell'intervento e dall'efficienza dell'organizzazione di trapianto.

 

20.Qual è attualmente la situazione dei trapianti pediatrici?

Nel bambino il trapianto presenta aspetti peculiari: uno di questi è la necessità di trovare organi da trapiantare che siano di dimensioni adeguate a quelle dell'organismo cui sono destinati. Ciò rende più difficile l'intervento, in quanto il numero dei bambini che decedono per morte cerebrale, per fortuna, è esiguo. D'altra parte i bambini in attesa di trapianto di rene, di cuore o di fegato hanno più complicanze degli adulti in lista di attesa: di conseguenza, spesso, il trapianto pediatrico andrebbe compiuto in tempi brevi.

Un importantissimo passo avanti è stato compiuto recentemente nel trapianto pediatrico di fegato. La tecnica chirurgica dello split liver (letteralmente 'divisione del fegato') permette infatti di utilizzare un solo fegato prelevato da cadavere per trapiantare due persone in lista di attesa, un bambino e un adulto. Ciò permette di soddisfare tutte le richieste pediatriche di trapianto epatico. Attualmente nell'area del NITp le liste d'attesa per quanto riguarda i bambini sono estremamente contenute.

 

21.Quali sono le prospettive future nel campo dei trapianti d'organo?

La trapiantologia mondiale è in continua e rapida evoluzione. Nelle righe seguenti ci limitiamo a indicare alcuni degli argomenti di studio indagati, quelli che potrebbero portare a risolvere i problemi più grossi che emergono dalla pratica clinica.

La ricerca nel campo della terapia immunosoppressiva (antirigetto)

Questa terapia farmacologica ha lo scopo di impedire la reazione di rigetto che il sistema immunitario può scatenare contro l'organo trapiantato quando lo identifica come 'diverso da sè'. Per questo motivo le persone che hanno subito un trapianto debbono assumere per tutta la vita farmaci che 'deprimono', cioè rendono meno attivo, il loro sistema immunitario. D'altra parte l'attività immunitaria, essenziale nel respingere le aggressioni di virus o batteri, non deve essere annullata. Si è alla continua ricerca, dunque, di farmaci in grado di garantire un buon equilibrio tra attività anti-rigetto e rispetto del sistema immunitario nelle sue capacità di combattere le infezioni e le mutazioni che danno origine alle neoplasie. Dopo la ciclosporina, altri farmaci, come l'FK 506, il micofenolato mofetil e la rapamicina sono stati studiati e hanno dato buoni risultati: altre sostanze sono allo studio.

La tolleranza

Con questo termine si indica l'eliminazione nell'organismo del ricevente di ogni reazione nei confronti dell'organo trapiantato. Invece che con un farmaco, però, si cerca di ottenere questo risultato 'insegnando' all'organismo del ricevente - mediante procedure che vanno attuate prima dell'intervento di trapianto - a riconoscere come 'suo' l'organo trapiantato: cioè a 'tollerarlo'. Come gli studi sui farmaci immunosoppressivi, anche quelli sulla tolleranza sono importanti perchè potrebbero evitare, con il rigetto, anche il secondo grande rischio legato al trapianto: quello che una cura anti-rigetto prolungata e aggressiva aumenti nei trapiantati il rischio di essere colpiti da tumore. Si tratta di un pericolo documentato che diventa significativo con il passare degli anni.

Lo xenotrapianto

Si definisce così il trapianto nel corpo umano di un organo che appartiene a una specie animale. I pochi tentativi fatti (sono stati trapiantati in due esseri umani un fegato di maiale e un cuore di babbuino) hanno dimostrato finora l'impraticabilità dello xenotrapianto: la reazione di rigetto, infatti, è stata particolarmente violenta e impossibile da controllare. Ma in linea teorica questo metodo rivoluzionario permetterebbe di superare la crescente carenza di donatori e di organi umani disponibili per il trapianto: per questo motivo gli studi in questa direzione proseguono. Uno dei percorsi che potrebbero rendere possibili gli xenotrapianti è la creazione di specie transgenetiche, cioè di animali il cui DNA è stato modificato così da rendere i loro organi geneticamente più 'compatibili' nei confronti del corpo umano.

Nessuno di questi filoni di ricerca, peraltro, promette risultati immediati. Lo studio di nuovi farmaci immunosoppressivi porterà certamente ad altri risultati, ma non si può prevedere se i loro vantaggi saranno risolutivi a fronte dei problemi che si vogliono affrontare. Quanto alle ricerche nel campo della tolleranza e degli xenotrapianti, si tratta di indagini che richiederanno certamente molti altri anni.

Ingegneria tissutale

L'utilizzo delle cellule staminali (da sangue periferico o cordone ombelicale) che, in opportune condizioni, sono in grado di replicarsi e di differenziarsi e la cui differenziazione può essere orientata consentiranno, in un prossimo futuro, di riparare tessuti complessi o addirittura organi.

 

22.Come viene valutato il donatore per garantire la sicurezza del ricevente?

Dal momento della segnalazione del donatore al Centro Interregionale di Riferimento del NITp da parte della Rianimazione, inizia un processo di valutazione del donatore che richiede una stretta collaborazione professionale fra il Rianimatore ed il CIR. Tutte le informazioni fornite riguardo alla storia clinica pregressa del donatore e alle sue abitudini di vita, le indagini eseguite durante il ricovero e durante il periodo di osservazione (esami del sangue, indagini strumentali) vengono valutate dal CIR e dai Centri Regionali di Riferimento che possono avvalersi, se necessario, del parere di esperti in campo infettivologico, anatomo-patologico, medico-legale e neurologico. L’utilizzo di linee-guida stilate appositamente per la valutazione dell’idoneità del donatore garantisce la maggiore sicurezza possibile per evitare i rischi legati alla trasmissione di malattie dal donatore al ricevente. In situazioni cliniche particolari del ricevente, e previo consenso informato dello stesso, alcuni protocolli prevedono l’utilizzo di organi da donatori con livello di rischio maggiore.